A VOLTE NOVE VITE NON BASTANO NEANCHE AI GATTI

A VOLTE NOVE VITE NON BASTANO NEANCHE AI GATTI

Sabato 21 settembre torna al Fidenza Shopping Park la sfilata felina, una vera cat walk con gatti di casa così belli e affascinanti da catalizzare l’attenzione dei clienti del parco commerciale.
Accanto a tante curiosità sui comportamenti di ogni razza, sugli aneddoti, sulle analogie tra quello che viene raccontato e che succede anche a noi, ci sono alcuni temi che durante questo evento non possiamo affrontare e che invece sono spesso oggetto di richiesta di informazioni specie presso i gattili. In particolare molti si chiedono qual è il giusto comportamento da adottare quando ci si trova per caso davanti a un gatto randagio incidentato.
Una prima cosa da tenere presente è che, a seguito dell’evoluzione recente delle normative, non si può far finta di niente perché si rischia di essere accusati di omesso soccorso. Bisogna quindi fermarsi e prestare aiuto. Poi bisogna allertare i carabinieri o i vigili perché a loro volta avvertano le strutture come i gattili. In questo prima passaggio, in alcune realtà, può succedere che le forze dell’ordine per i più svariati motivi, mancanza di personale oppure impegnato in operazioni in corso, non possano chiamare il gattile. In questo caso non si può comunque abbandonare il gatto ma occorre portarlo dal veterinario. Il problema che tutti pongono è: chi deve pagare le cure? La cosa può cambiare da Regione a Regione. Ad esempio in Emilia Romagna è stato istituito un fondo apposito e le cure vengono saldate dall’ASL. Mentre in Veneto o in Lombardia non è così.
È dunque buona norma avvertire il veterinario e magari sentire direttamente il gattile cercando di avere indicazioni e, in ogni caso, far presente al professionista di valutare cosa fare tenendo conto della situazione. Se, invece, il micio fosse dotato di microchip, il padrone una volta rintracciato anche tramite l’ASL si dovrà fare carico dei costi delle cure prestate.
Le iniziative come la sfilata felina cercano anche di sensibilizzare alla donazione verso i gattili perché possano disporre di un fondo per far fronte alle emergenze e favorire comportamenti responsabili e contro l’indifferenza in casi così tragici.
Perciò vi aspettiamo col vostro gatto se ce l’avete oppure per vedere splendidi mici introdotti dalla verve della Strana Coppia di Radio Bruno e dalla giornalista Clarissa Martinelli esperta di gatti e vera gattara doc!

MARATONA, UNA CORSA NELLA LEGGENDA.

MARATONA, UNA CORSA NELLA LEGGENDA.

L’eroe, la fatica, il coraggio, il sacrificio e infine la gloria. La Maratona racconta tutte queste cose e non importa che la leggenda sia vera, o verosimile, ciò che conta e quel sapore di eternità che attraversa i secoli e arriva fino a noi. Correre la maratona non è solo partecipare a una corsa di resistenza ma dove c’è la maratona c’è un principio di comunità. È così fin dalle origini quando l’imponente esercito persiano minaccia la città di Atene che affida le sue speranze alle gambe di Filippide mandato a chiedere aiuto a Sparta. Filippide torna con una promessa, ma senza un aiuto concreto, intanto Atene da sola sconfiggerà il nemico. Tra avanti e indietro Filippide in pochi giorni coprirà un percorso di 500 km. “L’uomo che può correre per un giorno intero” chiuderà la sua vita, stremato dalla fatica, dopo avere percorso l’ultimo tratto, da Maratona ad Atene, per annunciare la vittoria. Quell’“abbiamo vinto” è l’affermazione orgogliosa di una comunità che unita ha sconfitto un nemico soverchiante.

Questo senso di comunità attraversa anche la maratona moderna. Dalla corsa dello sfortunato Dorando Pietri, povero di mezzi ma non privo di un grande sogno, che la sua città, Carpi, celebra come un esempio di riscatto collettivo, fino agli eroi più recenti come Gelindo Bordin o Stefano Baldini. Cambiano gli anni ma la maratona è sempre quella storia lì: due braccia che sfiorano il cielo dopo un tragitto di “lacrime, sangue e sudore” e dietro all’atleta un Paese entra nel mito.

42,195 km che vivono anche oltre l’olimpiade, nelle principali città del mondo, New York, Chicago, Tokio, Parigi, Berlino, Londra, ma anche in tante città italiane, Milano, Firenze, Venezia come anche Verona, Rimini o Parma. Un vero successo coronato dal dato considerevole dei partecipanti, 37.874 quelli che hanno portato a termine almeno una maratona nel 2018 ma gli iscritti sono molti di più. In questo contesto, la Verdi Marathon che domenica 24 febbraio porterà per la 22ma volta la Maratona nelle terre verdiane mantiene fede a tutte le premesse: un forte senso corale, sancito dal canto del Nabucco, l’opera verdiana cui quest’anno è dedicata; un chiaro riferimento ai luoghi che in Verdi trovano un trait d’union e un sano spirito battagliero che vuole fare di questa competizione una delle grandi maratone d’Italia. Sponsor dell’evento sarà, tra gli altri, anche il Fidenza Shopping Park che premierà i primi tre arrivati di ognuna delle quattro corse competitive in programma. E come la maratona prende il nome dalla pianta di finocchio selvatico che cresceva nella piana greca, così la maratona parmense conserva il legame col territorio attraverso i luoghi che hanno fatto da sfondo alla vita del grande Maestro Giuseppe Verdi.
In attesa di goderci lo spettacolo un sincero in bocca al lupo a tutti i runner!

BACK! LA SCUOLA E’ TORNATA!

BACK! LA SCUOLA E’ TORNATA!

Resta solo il tempo per controllare che i libri siano arrivati tutti, mettere le ultime etichette e decidere cosa non può mancare nell’astuccio del primo giorno, chiudere gli zaini e controllare l’orario d’ingresso ma ormai è scritto nero su bianco sul foglio appeso dal papà sul frigorifero oppure sulla lavagnetta della cucina; lunedì mattina, 17 settembre, in Emilia Romagna si comincia: la scuola è tornata!

C’è chi ha già sentito il compagno o la compagna di banco e ha preso accordi per dove incontrarsi. C’è chi andrà in bicicletta, chi con l’autobus, chi a piedi e intanto pensa con piacere che rivedrà la sua maestra sempre paziente e sorridente.

Per qualcuno invece sarà la prima volta e avverte con la stessa intensità l’emozione e l’incertezza di chi non ha termini precisi di confronto. C’è chi passa dalle elementari alle medie: lascia amici e insegnanti con cui ha condiviso cinque lunghi anni, inutile nasconderlo c’è qualche rimpianto e un po’ di timore: in fondo è il primo cambiamento consapevole e un po’ di nodo alla gola c’è.

Poi ci sono i ragazzi e le ragazze che spiccano il volo delle scuole superiori: è la prima scelta importante della loro vita, ne percepiscono il rischio ma è più forte l’euforia.

La scuola che torna lunedì è sempre la stessa ma per chi la vive è unica e profondamente nuova. Sono anni che non ritornano, visi che s’impara a riconoscere, altri da ricordare con la sensazione che quest’anno c’è qualcosa che manca. I ragazzi che entreranno dal portone o saliranno le scale troveranno aule e banchi, ambienti a loro noti, ma non è facile esprimere cosa vorrebbero dalla scuola.

Uno scrittore tra i più letti dai ragazzi, Alessandro D’Avenia, ha provato a mettersi nei loro panni e ha lanciato un appello agli insegnanti dalle pagine del Corriere della Sera invitandoli a trasmettere “passione, sogni e la capacità di ragionare”; a coltivare il talento che resta, ed è diverso per ciascuno, e dura più di un voto; a motivare i ragazzi a conoscere perché la curiosità è il motore che spinge avanti nelle avventure più faticose e fa di uno sbaglio un’esperienza.

Lunedì, nelle aule delle scuole dei centri cittadini come delle periferie, un piccolo esercito si presenterà alla porta: aspetta di essere accolto e accompagnato con fermezza, certo, ma anche con entusiasmo alla conquista di un mondo sconosciuto, difficile e insieme affascinante.

Dietro di loro, una mamma, un papà o una nonna faranno un ultimo saluto, una raccomandazione, un sorriso rassicurante. Per tutti sarà il momento di affidarsi a perfetti sconosciuti che se sapranno fare tesoro dei suggerimenti del maestro d’Avenia potranno trasformare un atto amministrativo in un’autentica passione. Qualche anno fa, nell’Emilia colpita dal terremoto, un paio di insegnanti salutò i ragazzi di quinta con questa frase: “Vivete per il presente, sognate per l’avvenire, imparate dal passato”. E resta un bell’augurio anche per tutti gli studenti dell’anno scolastico 2018-2019.

Selfie, dunque vivo!

Selfie, dunque vivo!

Tutto nasce da una parola, selfie, coniata nel 2005, entrata nel 2013 nell’Oxford Dictionary come parola dell’anno e da lì in poi diventata un fenomeno di moda in tutto il mondo tanto che anche l’Italia con Milano l’anno successivo si è classificata, con un ragguardevole ottavo posto, nella top ten, stilata dalla rivista Time, delle città col più alto numero di selfie: le Selfie Capital in the World.

Tra l’entusiasmo senza riserve dei più giovani e la diffidenza educativa degli adulti, i selfie o self-portraits ovvero i ritratti digitali, sono oggi una costante della nostra vita digitale e ne attestano le passioni, il cibo preferito o le vacanze, per citare i contenuti che vanno per la maggiore.

Una moda che ha coinvolto capi di stato come Obama o star di fama internazionale come Lady Gaga, Justin Bieber, Kim Kardashian o Ariana Grande (nella foto). Ma iconic selfies coinvolgono anche celebrities italiane come il duo Ferragni-Fedez oppure Jovanotti.

Infatti i selfie sono un fenomeno democratico che contagia tutti, dai comuni mortali alle celebrities, tanto che esiste anche un selfie day: il 18 giugno. Mania nata con i social? Non proprio, piuttosto l’evoluzione contemporanea dell’autoritratto fotografico che si è affermato agli inizi del XX secolo. Qualcuno identifica in un autoscatto davanti allo specchio della tredicenne granduchessa russa Anastasia, figlia dello zar Nicola II, l’antesignano di tutti i selfie. La giovane, peraltro cederà subito al desiderio di condividerla e invierà la fotografia a un amico accompagnandola con un messaggio, oggi diremmo un post, esplicativo: “Ho scattato questa fotografia di me stessa guardando allo specchio. Era molto difficile…”. L’autoritratto, anche nella moderna versione del selfie, è uno strumento attraverso cui si analizza se stessi e la propria interiorità, una esplorazione del privato e dei sentimenti espressi attraverso il corpo e le sue sensazioni impresse in una smorfia, un gesto o uno sguardo. Lo riassume bene Frida Khalo: “Dal momento che i miei soggetti sono sempre stati le mie sensazioni, i miei stati mentali e le reazioni profonde che la vita è andata producendo in me, ho di frequente oggettivato tutto questo in immagini di me stessa, che erano la cosa più sincera e reale che io potessi fare per esprimere ciò che sentivo dentro e fuori di me”.

Oggi la solitudine del gesto, quasi teatrale, nel mondo dei social network diventa seriale e si moltiplica quasi all’infinito, basti pensare che le foto condivise su Instagram con l’hashtag #selfie sono circa 95 milioni. Un fenomeno sociologico ma anche artistico che ha suscitato l’interesse della fiera d’arte di Londra, il Moving Image, o del MOMA, il Museo d’Arte Moderna di New York.
Ma tra autoesposizione e contest, con finalità di promozione culturale o commerciale, la selfiemania coinvolge tante realtà, ne è certo un esempio anche il contest in corso al Fidenza Shopping Park, https://www.fidenzapark.it/blog/2018-fidenzaselfiepark-contest/. Ci guardiamo allo specchio per rispecchiarci negli altri e avere un feed back per la scelta di un rossetto, un abito o un paio di scarpe ma anche di un libro, come è accaduto con “L’amica geniale”, il caso letterario italiano che sta dilagando da una sponda all’altra dell’Oceano.

Di fatto oggi il selfie rappresenta il mezzo creativo e più democratico a disposizione di tutti per trasmettere un pensiero, uno stato d’animo, una condizione sociale. E ieri come oggi attraverso la condivisione di questo gesto emerge una costante ricerca di confronto, un bisogno o un desiderio di connettersi a una comunità, di fare parte o di avere parte a un gruppo. Un atteggiamento che sembra suggerire una lapidaria constatazione sulla modernità: selfie ergo sum.

Il poema del gatto.

Il poema del gatto.

La citazione più divertente è quella di Giovanni Trapattoni“non dire gatto” che oltre a diventare il titolo del suo libro l’ha reso l’allenatore più sornione del campionato di calcio non solo italiano.

Ma più della cronaca sportiva è il cinema ad averci regalato le suggestioni più note del mondo dei gatti: dal glam “Colazione da Tiffany” dove un’iconica Audrey Hepburn chiama gatto il suo micio “perché i randagi senza nome non appartengono a nessuno, e nessuno appartiene a loro”; al seduttivo Cagliostro di “Una strega in paradiso” con Kim Novak, al romantico per eccellenza Romeoer mejo del Colosseo, degli Aristogatti, non meno amato di Zorba, il gatto de “La gabbianella e il gatto”, che ricorda a Fortunata, e a tutti noi, che “vola solo chi osa farlo” anche se l’eroe più affascinante resta il “Gatto con gli stivali” a cui Antonio Banderas ha prestato la voce.

Ci sono molti altri esempi ma già questa short list ci permette di dire che esiste, e non solo nell’immaginario collettivo, uno stretto legame tra noi e i gatti, o meglio tra alcune loro caratteristiche e il mondo dei felini domestici: il senso di indipendenza, la capacità di sedurre, il senso del mistero e l’amore per l’avventura. E in molti casi, cinematografici, il binomio gatta – attrice di grande fascino diventa il motore centrale della vicenda.

La vita quotidiana conferma l’attrazione reciproca tra donne e gatti che ha rivalutato le ‘Cat Ladies’ o gattare la cui predilezione per i gatti randagi offre un esempio di volontariato sociale, seguito e apprezzato da tutti coloro che inondano i social di immagini di gattini accattivanti, oggi first in class per numero di “like”, ma soprattutto, ha contribuito a contrastare fenomeni di abbandono o maltrattamento.

Festeggiato a più riprese, il calendario gli rende onore il 17 febbraiogiornata mondiale del gatto, l’8 agosto World Cat Day e il 17 novembregiornata del gatto nero, coccolato e amato, al gatto non mancano riconoscimenti e tra gli attestati di attenzione rientra anche la SFILATA FELINA, organizzata dal Fidenza Shopping Park sabato 26 maggio alle 16.30: http://www.fidenzapark.it/blog/2018-cat-park-sfilata-felina-strana-coppia-clarissa-martinelli/.

Il poeta Pablo Neruda definisce il gatto “minima tigre da salotto”, immagine che ci fa sorridere perché i suoi artigli più che intimorire suscitano tenerezza, anche se la storia di questo animale domestico è ricca di mistero e di suggestioni: nell’antichità viene associato al mondo delle tenebre, simbolo di sensibilità e di femminilità e del tutto incolpevole condivise con il mondo femminile la triste esperienza delle accuse di stregoneria. Oggi del tutto riscattato dai pregiudizi il gatto è apprezzato per la sua personalità caratterizzata da un affetto che non vive di dipendenza ma di assoluta fedeltà: il gatto ama, rispetta e difende il suo padrone come se appartenesse alla sua famiglia, geloso dei suoi spazi e delle sue abitudini come della sua padrona, sa mantenere le distanze e non dare noia. Accetta la tenerezza ma le pone dei limiti, con curata eleganza afferma il proprio diritto alla propria indipendenza. Protagonista di un universo complesso, come scriveva Jean Burden, se “Un cane è prosa. Un gatto è poema.”

La primavera celebra il creato.

La primavera celebra il creato.

“Il paesaggio è come un verso di poesia che crea se stesso” scriveva Virginia Woolf. E niente sembra più vero in questo inizio di Primavera che colora angoli spenti e, fino a qualche giorno fa disadorni, del giallo della forsizia, del candore del biancospino e del rosso del fior di pesco mentre isole di viola, celeste e bianco debordano nei prati dove in una notte si sono aperte violette, pratoline e la nemophila blu. Se questo è ciò che spunta quasi in modo spontaneo in un delicato eppur tenace tripudio di colori, non sono da meno i giardini, pubblici e privati, che con cure amorevoli accostano azalee e narcisi, tulipani e giacinti o ranuncoli fra alberelli di serenelle, ancora chiuse, glicini che già lasciano intuire le cascate profumate e sulle colline si apprestano a sbocciare imminenti i ciliegi.

Accade ogni anno eppure sempre ci riempie gli occhi e ci infonde energia questa ripartenza della natura che esplode in un sentimento di gioia collettiva. Una bellezza che ci avvolge con generosa noncuranza e si offre ai nostri bambini come una grande improvviso spettacolo da scoprire, annusare e raccogliere.

Ed è proprio al loro sguardo, attento e stupito, che il Fidenza Shopping Park ha dedicato il contest artistico “Artistic park: Disegna la natura e il rispetto per l’ambiente!”. lanciato proprio nel momento dell’anno in cui il mondo che ci circonda si trasforma in un grande giardino di meraviglie. L’iniziativa è rivolta a bambini e ragazzi fino a 14 anni che possono partecipare, fino all’8 aprile, realizzando un disegno che rappresenti la bellezza della natura: un paesaggio, gli alberi, la campagna, un parco senza trascurare i giardini, dai più semplici e naturali a quelli più costruiti; oppure si può rappresentare una buona pratica ambientale: riciclo, raccolta differenziata, consumo responsabile, mobilità sostenibile come andare a scuola a piedi o in bicicletta. Il regolamento del contest è scaricabile a questo link
http://www.negrinievaretto.biz/condivisione/Fidenza_regolamento_contest_artistico_2018.pdf.

La primavera, con la sua allegria, la sua vitalità e la sua dolcezza arriva come una verde fata sulle note de “L’Uccello di Fuoco” in Fantasia 2000 di Disney e accende la fantasia dei piccoli spettatori, allo stesso modo i bambini potranno dare libero sfogo all’osservazione e alla creatività e disegnare la bellezza della natura oppure un esempio di buone prassi per preservarla.

Affidiamo questo appello alla salvaguardia del creato ai disegni dei bambini perché dove i grandi vedono alberi, un bambino vede il luogo di una fiaba, dove gli adulti vedono un giardino, un bambino vede un luogo magico, dove i grandi vedono il ripetersi naturale delle stagioni, un bambino vede l’opera invisibile di un grande mago. Solo lo sguardo di un bambino ci può restituire ciò che è davvero essenziale.